Coronavirus: se avessi conosciuto le Cinque Leggi Biologiche come avresti vissuto o potresti vivere l’allarme?

Ipotizzare una diversa realtà sulla base di conoscenze ed informazioni che riguardano la nostra bio-logia,intesa proprio come “logica della Vita” è molto complesso.

Comprendere la Biologia, ovvero un insieme di regole di comportamento di tutto ciò che è vitale finalizzate alla Vita stessa, anche noi stessi in quanto esseri viventi, necessita di un salto di visione, un cambio di occhiali che possa permetterci di vedere da più distante ed allo stesso tempo anche più in profondità i fenomeni che ci accadono.

Questo tipo di occhiale molto sofisticato e simbolico, che abbraccia una visione individuale della persona (Individuo: non divido), sociale perchè elemento di una realtà comprensiva di ogni suo elemento vivente, e cellulare perchè considerata la più piccola forma dove si esprime la Vita, tramite la percezione si manifesta in ciò che noi definiamo intelligenza (Intelligo: leggo attraverso- le dimensioni della vita- Cit.)

Già comprendere la relazione di mutuale esistente tra cellula, individuo e umanità e forme viventi richiede uno sforzo immaginativo e di consapevolezza a cui non prestiamo quotidianamente attenzione, ma se ci mettiamo in accordo percettivo con noi stessi e con il resto da noi ognuno può constatare questa realtà.

Potremmo formulare una proporzione secondo cui, per la specie umana:

Umanità : Individui = Individuo : Cellula

Analogamente, per ogni altra specie vivente potremmo riconoscere la realtà di questa proporzione, ovvero comprendere l’applicabilità di queste leggi ai 5 regni della Natura.

Solo mantenendo ferma la visione dal micro al macro, la possibilità di comprendere e sfruttare appieno la bellezza della conoscenza di queste Cinque Leggi Biologiche può essere un vero elemento che apporta beneficio all’individuo e consequenzialmente alla società.

“La Natura non fa nulla d’inutile” recita un’aforisma di Aristotele ed il senso del suo agire, il fare della Vita/Natura, è indissolubilmente legato ad un altro aforisma che ho incontrato e vissuto in prima persona da individuo, sportivo, ammalato, ricercatore ed osteopata:  “La Vita è Movimento”; il concetto su cui si sviluppa tutto il pensiero osteopatico ideato dal medico A.T. Still, il padre dell’osteopatia.

É rimanendo pertanto non “fedeli” (non si deve fare un atto di Fede), ma vivi e  percettivi e constatando questa realtà che posso intelligere il senso di ciò che mi accade.

La differenza è sostanziale tra conoscere le Cinque Leggi Biologiche e viverle, solo l’azione coerente alla conoscenza può realizzare quella meravigliosa sensazione di sicurezza e tranquillità che si auspica nelle situazioni più difficili, come per esempio in questo periodo, ma altrettanto in tutta la Vita, perchè prima o poi capita a chiunque di fare i conti con situazioni di sofferenza (fisica o psichica o esistenziale) da cui si vorrebbe uscire.

Ecco a cosa serve conoscere le Logica della Vita che attraverso le sue Leggi ci regola e ci regala altra Vita, se le sappiamo applicare, sennò… o ti elevi o ti levi.

Cambiare e abbracciare questo nuovo modo di approcciarsi alla Vita può richiedere uno sforzo vitale appunto, che non tutti saranno in grado di sostenere , ognuno approderà a mete diverse proprio perchè ognuno di noi parte da situazioni diverse e livelli di conoscenza diversi, è fondamentale pertanto la conoscenza scolastica anche del funzionamento della macchina corpo per osservarne e capirne il funzionamento ed eventualmente tentare di modificarlo.

Questo sforzo vitale inizia con un processo puntuale, ma prosegue per tutta la vita, dal momento che la vita stessa è un cambiamento continuo, non mi posso fermare ad osservarla pensando di essere immobile, se io stesso cambio.

Quando iniziare questo processo conoscitivo? Il prima possibile!

Dal momento che non so cosa mi capiterà nel futuro prossimo o lontano che sia, se posso costruire la mia conoscenza in modo da permettere di rendermi conto che conosco molto meno di quanto possa realmente conoscere (So di non sapere-Socrate), prima mi capacito di questo meglio è, e l’unico modo di “sapere di non sapere” è sapere, come spiega l’Alchimia quando identifica la coincidenza degli opposti.

Non bisogna avere fretta di arrivare alle conclusioni, di dire “ho capito”, ma avere fretta di conoscere il nuovo e di lasciarsi sorprendere.

Se già stai fremendo per arrivare a capire ciò che voglio trasmettere per poterlo poi usare o ritrasmettere ad altri ti dico che farai più fatica; posso dire di aver raggiunto una mia comprensione delle Cinque Leggi Biologiche, ma ho vissuto gli ultimi miei trent’anni con delle domande, ho frequentato delle scuole del movimento e degli ambienti sanitari, collaborato con tecnici e teorici della psiche e del corpo, ho vissuto le malattie e l’approccio del sistema (mala)sanitario ad esse e la voglia di vivere nel corpo.

Ho impiegato tanto tempo per essere solamente in grado di percepire in modo più neutrale la vita ed ogni giorno mi sbilancio tra percepirla in modo personale secondo la mia autenticità e in modo impersonale secondo un’universalità che non mi appartiene, ma di cui faccio parte.

Ora sto cercando di spiegarlo, ma tu mi stai solamente leggendo, accettane i limiti e ti ripeto : niente fretta, goditi il viaggio!

Come si sarebbe vissuto un allarme come quello da Coronavirus conoscendo le dinamiche della bifasicità del conflitto?

Già rimanere nell’osservazione del processo di allarme avrebbe portato un enorme beneficio alle persone, avrebbero evitato di trasformare la paura in panico e questo, tradotto in biologia, avrebbe evitato che dal solo senso di mancanza d’aria (attivazione della necessità di respirare) si passasse alla percezione del rischio per la vita (attivando la ritenzione idrica da parte del tubulo collettore renale).

Non è possibile evitare in nessun modo la sensazione di paura quando incontro un mostro, perchè più fuggo dal mostro più questo si fa grande e forte, ma se mi accorgo di cosa è un mostro e perchè mi insegue posso tentare di indagare cosa, come e dove il mostro si palesa in me.

Non sono stati colpiti da sintomi i bambini sotto una certa età e gli anziani non in grado di intendere, né tantomeno i soggetti in stato incoscente (coma) e chi entra in costellazione di costernazione.

In questi soggetti la percezione dei bisogni (non i bisogni) non ha ancora raggiunto il livello di consapevolezza, o è stata temporaneamente o definitivamente interrotta. Nel loro cervello non è stato possibile che si attivasse la cascata elettrochimica conseguente all’elaborazione della necessità d’aria, né tantomeno il vivere il senso di panico, lasciando pertanto ai loro livelli normali l’attività di polmoni e reni.

Ora, un individuo normale, di fronte ad un rischio reale ed imminente, ha un sistema di reazione che lo porta, grazie alla sensazione della paura, a cercare una fuga o una lotta in relazione alla distanza vitale da cui si trova dal nemico.

Nel nostro caso, il nemico è stato immaginato, pertanto non ne ho percezione reale e non ho nemmeno capacità di riconoscere la distanza da cui mi trovo, perciò il cervello non potrà nemmeno scegliere se fuggire o attaccare.

Molti sono stati gli episodi di autoisolamento sociale ed episodi di violenza ed aggressività sociale, non solo palesati nei social media, purtroppo dovuti alla incapacità di comprendere cosa stava accandendo, ma subendo solamente l’idea di poter essere attaccati/contagiati.

Conoscere le basi di questi fenomeni sarebbe bastato quantomeno a ridurre l’intensità e la durata di questa sensazione ineluttabile di pericolo, preservando l’organismo dalla successiva fase di ripristino della normalità (PCL) in cui i sintomi si manifestano più intensamente .

Esercitare  questo tipo di controllo sulle proprie emozioni è impossibile se non possiedo una solida consapevolezza avvalorata non solamente dalla conoscenza di questi meccanismi, ma sopratutto da  esperienza e pratica, cosa a cui nemmeno i medici e personale sanitario che ha operato direttamante o indirettamente nei reparti Covid ha saputo fare.

Anche molte persone che stanno conoscendo o hanno conosciuto le Cinque Leggi Biologiche hanno però subito l’influenza negativa dei mass media.

Coloro che non sono ancora ben sicuri potrebbero aver normalmente reagito come un soggetto incapace di contrastare l’allarme; coloro che hanno visto un proprio congiunto affetto da sintomi potrebbero essere entrati comunque in empatia con il proprio caro, vivendo per procura i suoi drammi.

C’è poi chi, pur avendo una buona padronanza delle conoscenze e del proprio muoversi nelle emozioni, non è rimasto impassibile ai sensi di ingiustizia, alla limitazione sociale, alla necessità di sentire una relazione positiva con i propri simili.

La Natura ci ha costruiti con un indice di adattabilità, ha fatto dell’adattabilità lo strumento più potente di sopravvivenza, seleziona i più adattabili rendendoli più forti, ma necessita di tempi soggettivi che l’individuo da solo non possiede.

In questa situazione l’adattabilità è stata richiesta in tempi non congrui alla Vita, lo sforzo vitale per molti è stato fatale, imparare ad essere adattabili diventa via via più difficile col passare degli anni per naturali ragioni di esperienze vissute dal cervello, se da un lato più esperienze sono indice di miglior adattabilità, per episodi simili, episodi molto diversi e repentini possono superare la capacità di adattamento di ognuno.

Ecco allora che scegliere velocemente e volontariamente di vivere secondo restrizioni può permettere di evitare i conflitti di territorio, di identità che più colpiscono anche le persone che teoricamente possono sfruttare la conoscenza delle leggi della biologia, rispetto alle persone prive di strumenti di conoscenza che purtroppo vivono più i conflitti relativi alla sopravvivenza e all’attacco.

Si potrebbe disquisire di molti aspetti anche relativi alla percezione del contagio, l’idea di poter essere entrati in contatto con individui o cose infette potrebbe provocare conflitti di insudiciamento/attacco. Lo stesso uso prolungato della mascherina in alcuni potrebbe generare un falso senso di protezione, che se nelle prime fasi di allarme può anche essere utile, nel lungo andare crea una sorta di indebolimento, instaura l’idea di essere attacabili e nel momento in cui si toglie il dispositivo di protezione , potrebbe far sentire “esposti” ad un rischio ormai inesistente, con ulteriori conseguenze di tipo mesodermico locale e delle vie aeree.

Infine, nel momento in cui la situazione sarà dichiarata non più a rischio, si verificherà una serie di reazioni, di cui molti medici anche non esperti di Cinque Leggi Biologiche hanno esperienza, la famosa “seconda ondata” che però potrebbe essere molto più diversificata nei sintomi, proprio perchè avendo vissuto ognuno il momento della crisi in modo diverso ed avendo attivato conflitti diversi in base al personale vissuto, manderà in confusione la lettura clinica ufficiale, perchè non contemplativa appunto dei personali vissuti di ognuno.

L’insicurezza economica si paleserà negli organi predisposti alla sintetizzazione energetica (fegato e pancreas), la necessità di scegliere strade nuove di vita lavorativa o sociale, anche sentimentale, attiverà le ghiandole surrenaliche o chi sentirà l’urgenza di agire attiverà la tiroide.

Ma queste attivazioni saranno solamente da sommare a ciò che già è stato sviluppato, pertanto già ciò che è stato vissuto in questi mesi potrebbe attivarsi in recidive e binari associativi, lo spavento che si collega e che si manifesta per la stessa paura.

Regalarsi il tempo di conoscere che la natura non fa nulla d’inutile e imparare a vivere più consapevolmente questa realtà può veramente essere di grande beneficio personale, lo testimoniano le persone che finora ho conosciuto, che ho aiutato e mi hanno aiutato in questo viaggio.

Un ulteriore approfondimento : Coronavirus: fatti e considerazioni.

-E fu così che si mostrarono quelli che conoscevano la biologia, quelli che la sapevano applicare e quelli che pensavano di saperla…-Cit.

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